il blog nella didattica

 
     

domenica, 18 febbraio 2007



Per chi suona la campanella

Il post di Sergio Maistrello mi ha portato a riflessioni discordanti nelle quali, invece, vorrei cercare di mettere un po’ di ordine. 

La morale di tutto questo è che in quattro giorni non ho trovato affatto una morale. Solo un gruppo di ragazzini pieni di opportunità, ma molto distratti e assai annoiati - pur con le debite, confortanti eccezioni. Hanno strumenti che noi ci sognavamo.”

Una morale forse c’e’ e potrebbe essere che la realta’ è diversa da quella che viene presentata dai mezzi di comunicazione, si potrebbe pensare che i ragazzi non sono cosi’ vicini alle nuove tecnologie quanto l’immaginario collettivo li percepisce.
Tutti hanno un telefonino, ma non tutti possiedono un computer. Tutti giocano con la playstation, ma solo una parte e’ collegata ad Internet.
Ci sono scuole sufficientemente dotate di computer, ce ne sono altre, invece, dove gli studenti non hanno un accesso ad Internet.
Puo’ capitare, insomma, che dei giovani arrivino al diploma o, peggio, alla laurea senza aver avuto contatto con il computer ed Internet.
Questo dice la mia esperienza, purtroppo confermata dai dati dell’Istat.

Di tutto, l’effetto più stupefacente […] è stato ripiombare in quel mondo avulso dalla realtà che è la scuola.”

Mondo avulso dalla realta’ o realta’ avulsa dal mondo della scuola?
La campanella scandisce il tempo dell’istituzione scolastica ed è il tempo della civilta’ industriale.
La campanella suona per l’insegnante ed indica il momento in cui  prende possesso del suo feudo, segnala l’istante in cui il sapere viene ritagliato in territori (le materie).
La campanella suona per alunni e studenti e segna l’inizio del tempo della costrizione. Studenti costretti a mettere da parte i propri pensieri, i propri sentimenti, le emozioni e le curiosità per entrare nel territorio del sapere parcellizzato.
Se si dovesse accendere la fiamma del desiderio di conoscere, la campanella pensera’ a spegnerla.
Si impara per tutta la vita, a scuola, nella strada, alla televisione, sui giornali, sui libri, nei campi sportivi... Prima riconosceremo questa realtà e ce ne assumeremo la responsabilita’, prima potremo trasformarci in una societa’ pedagogica.
Quindi, non chiediamoci per chi suona la campanella: suona per tutti noi.


jlb |14:50 | plink |"io non conosco il resto" - E. Galois | commenti (7)
etica, riflessioni, conversazioni, societa, scuola, pedagogia, blog, internet, time, tempo, giovani, educazione, conoscenza, sapere, ipotesi, ict


domenica, 28 gennaio 2007



Domenica blogger

A proposito di giornali e giornalismo, Giuseppe Granieri suggerisce la lettura di due articoli interessanti:
:: Quotidiani, una specie in via di estinzione. Se non torna alle origini - Marco Pratellesi
:: Il Los Angeles Times punta sul web - Emanuela Di Pasqua
Luca De Biase, invece, torna sulla questione della mappa, segnalando la proposta di Tony Siino.


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letture, blog, editoria, informazioni, mappe, giornalismo, weblog, statistiche, ipotesi, metriche


giovedì, 18 gennaio 2007



"Silenzioso appello all'apertura di un nuovo spazio"

"Da chi è fatto allora il web 2.0 nostrano? Si tratta spesso di gruppi di esperti che rimanendo nell'ombra si ritrovano online dopo giornate di lavoro "tradizionale" disegnando quella che sperano essere la prossima killer application, l'esperimento che cambierà loro vita professionale e magari anche entità del conto in banca".
Il web 2.0 in Italia di Emanuele Quintarelli

"Il peggio accade quando gli spazi inferiori vogliono comandare e violentare gli spazi superiori", volonta' innata anche nello Spazio delle merci che guardando in su vede nel nascente Spazio del Sapere il prossimo territorio da conquistare.
in: Cristiano Siri. Weblog: prove di intelligenza collettiva? (Pdf) - Tesi di laurea. Genova, 2003. p. 37.


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etica, appunti, web , internet, ritagli, soldi, mercato, ipotesi, web 20, intelligenza collettiva, la societa digitale, pierre lévy


sabato, 06 gennaio 2007



TAGora

Può la ''tagosfera'' diventare una costruzione collettiva del sapere attraverso la collaborazione spontanea di milioni di utenti?
Qualche risposta potrebbe arrivare dal progetto ''TAGora''
Intanto leggiamo Internet sceglie l’anarchia di Fabio Di Giammarco

via: web e conoscenza


jlb |16:48 | plink |"io non conosco il resto" - E. Galois | commenti
web , internet, , ricerca, collaborazione, conoscenza, studi, ipotesi, conoscenze, condivisione, folksonomy, scienza web


martedì, 05 dicembre 2006



Quando si commenta un blog?

L'intervento [PDF 64,0 KB] di Antonio Sofi al BarCamp di Torino.
Sofi individua sei approcci estremi al commento sui blog: negazionista, anarco-liberale, trackbacchista, forumista, scambista e pedagogico. Sì, pedagogico:

"Bisogna commentare i blog che si leggono. Fare uno sforzo di “rottura” del vetro invisibile che separa autore e lettore".


Dissento fortemente.
Leggo e spesso, anzi spessissimo, mi  avvalgo del mio diritto di tacere


jlb |19:14 | plink |"io non conosco il resto" - E. Galois | commenti
conversazioni, pedagogia, blog, blogosfera, lettori, ipotesi, blog didattici, barcamp turin


mercoledì, 06 settembre 2006



Pagelle a confronto

Al termine degli ultimi due anni scolastici è stato somministrato un questionario alle classi coinvolte nella sperimentazione.
Il questionario  è stato utilizzato per verificare il raggiungimento degli obiettivi didattici del progetto.
Qui vengono presentati e messi a confronto i risultati degli ultimi due anni.

“La mente, una volta che si è espansa fino alle dimensioni di idee più ampie, non torna mai al suo formato originale” 

Oliver Wendell Holmes

Le pagelle a confronto Download [Pdf 112 KB]


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riflessioni, conversazioni, diario, appunti, scuola, blog, didattica, weblog, statistiche, ipotesi, materialiautoprodotti, valutazione, blog didattici


martedì, 29 agosto 2006



I numeri: riflessioni e ipotesi

I dati presentati [Pdf] si riferiscono a 3 gruppi di ragazzi che, per un periodo di tempo variabile (5 mesi il primo, 8 mesi gli altri due), hanno utilizzato il blog come ambiente di apprendimento.
E’ possibile cogliere in questi dati disomogenei una linea di tendenza?
A me sembra di sì: nei tre anni c’è stato un aumento di post pubblicati.
Premesso che i ragazzi, in tutti e tre gli anni hanno pubblicato di più di quanto era stato loro richiesto dal “compito scolastico”, cercherò di fornire una spiegazione della linea di tendenza individuata.

VARIABILI IN GIOCO
Alunni.
Per ogni anno di sperimentazione i gruppi erano formati da due classi con caratteristiche socio-culturali differenti, anche se assimilabili, poiché provenienti dalla stessa scuola e da un unico bacino di utenza. All’interno delle possibili variabili che caratterizzano gruppi eterogenei quella che, a mio parere, assume maggiore rilevanza è la disponibilità del collegamento Internet a casa. Non era in rete oltre il 50% dei ragazzi del primo anno, il 36% del secondo, il 19% del terzo anno.

Proposta didattica.
E’ rimasta la stessa per quanto riguarda finalità ed obiettivi, ma nei tre anni ha subito modifiche e aggiustamenti.
I anno. Il blog è stato utilizzato per la costruzione di conoscenze attraverso un percorso collettivo comune.
II anno. I ragazzi hanno seguito i loro interessi e le loro inclinazioni, ma sono stati richiamati al percorso collettivo comune.
III anno. Il blog è diventato più marcatamente di progetto: ognuno era libero di pubblicare quello che voleva, ma aveva l’obbligo di contribuire alla ricerca collettiva con 8 post di approfondimento su un argomento scelto nell’ambito della tematica proposta.

Ruolo dell’insegnante.
I anno. Il ruolo dell’insegnante era teso a “catturare” l’attenzione dei ragazzi per incanalarla verso il “compito”.
II anno. Ha svolto il ruolo di animatore, suggeritore di percorsi anche individualizzati e di coordinatore del lavoro collettivo.
III anno. L’insegnante è stato un elemento del gruppo, attento alle dinamiche e alle strategie individuali. Ha ascoltato un ragazzo per volta, condividendo la sua “competenza” con l’allievo.

Valutazione.
La valutazione è uno dei problemi più spinosi del sistema scolastico, soprattutto di quello italiano, che, al di là delle mode introdotte dalle varie riforme, continua a valutare solo l’apprendimento da parte degli allievi di conoscenze trasmesse dall’insegnante.
I anno. Si è utilizzato un sistema a punteggio variabile.
II anno. Al sistema a punteggio si sono affiancate schede di autovalutazione e griglie di osservazione tese ad accertare le competenze acquisite.
III anno. Si sono utilizzate schede di autovalutazione che hanno permesso ai ragazzi di accertare le competenze acquisite e di individuare gli obiettivi ancora da raggiungere.

La comunicazione oltre il blog.
I anno. Insegnante e allievi hanno comunicato prevalentemente attraverso la messaggeria interna di Splinder (piattaforma ospitante) e faccia a faccia (in classe).
II anno. La comunicazione è avvenuta tramite la messaggeria interna di Splinder, la posta elettronica e faccia a faccia (in classe).
 III anno. Insegnante e alunni hanno comunicato attraverso la messaggeria interna di Splinder, la posta elettronica, l’istant messagging e faccia a faccia (in classe).

Punto di osservazione.
I anno. Si è lasciato che i ragazzi e gli avvenimenti guidassero il lavoro di osservazione.
II anno. Si è cercato di individuare i punti di debolezza dell’uso del blog nella didattica, ma con scarso successo. Questo atteggiamento, infatti, non ha permesso di cogliere pienamente lo svolgimento del lavoro e di attribuire il giusto valore agli eventi. Alla fine dell’esperienza i risultati ottenuti sono stati “sorprendentemente” superiori alle attese. Sorpresa facilmente spiegabile, se si fosse adottato un punto di osservazione neutro.
III anno.  Si è tornati ad un’osservazione “ingenua” per individuare con sufficiente chiarezza cosa osservare e con quali strumenti nella consapevolezza delle molte variabili in gioco e di essere di fronte ad un oggetto di ricerca che cambia più velocemente dei soggetti che ne fanno uso.

Conclusioni.
A mio parere, la partecipazione, che si concretizza nei post (che ne sono il prodotto), è influenzata maggiormente dalle seguenti variabili:
- la disponibilità del collegamento Internet a casa,
- la comunicazione oltre il blog,
- la proposta didattica.
Si è visto che il numero degli alunni collegati ad Internet è andato via via aumentando. È ragionevole ipotizzare che i ragazzi con accesso ad Internet abbiano maturato un minimo di esperienza di navigazione e che riescano ad utilizzare la rete in modo “più ricco”. Questa ipotesi sembra essere confermata anche dall’uso di altri strumenti di comunicazione oltre al blog.
Per quanto riguarda la proposta didattica penso sia possibile supporre che i ragazzi partecipano di più se, all’interno di una tematica proposta, sono liberi di seguire i propri interessi e percorsi di studio individuali e personali. In altre parole, se il blog nella didattica è utilizzato per quello che è, senza forzature.

Resta un altro interrogativo: come mai i commenti non hanno seguito lo stesso andamento?


jlb |10:57 | plink |"io non conosco il resto" - E. Galois | commenti
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